mercoledì 7 maggio 2008

Materiale inviato da Carlo, Meetup Avellino

Copertura in amianto Via Acciani, Avellino

Ennesima tettoia in amianto Via Niccolodi, Avellino

NO AMIANTO DA AVELLINO!

Ringraziamo Carlo del Meetup di Avellino per la segnalazione e riportiamo una significativa lettera, scritta dal Meetup irpino, che dovrebbe spingere "CHI DI DOVERE" a riflettere. O almeno a vergognarsi.
Quali sono state le risposte concrete?
Perchè c'è questo terribile immobismo da parte delle famose Istituzioni?

NOI VOGLIAMO REAGIRE!
Movimento Caudino No Amianto


Al Sig. Sindaco del Comune di AVELLINO

E p.c.:

Assessorato con delega ambientale del Comune di Avellino

Azienda Sanitaria Locale Av 2, via degli Imbimbo Avellino

ARPA Sezione di AVELLINO, via Tiratore 83024 Atripalda (AV)

Procura della Repubblica, Palazzo di Giustizia, Piazza D’Armi, Avellino

Comando Provinciale dei Carabinieri di Avellino, via Roma 104 Avellino


Oggetto: Richiesta di valutazione presenza e pericolosità di materiale in cemento-amianto ad eventuali disposizioni per la messa in sicurezza del sito

Noi sottoscritti cittadini del Comune di Avellino preoccupati della potenziale pericolosità della copertura in cemento-amianto Eternit degli edifici ubicati nel territorio del comune di Avellino, esposti agli agenti atmosferici e quindi in uno stato di deterioramento che favorisce l’emissione di polveri e fibre, Vi inviamo la seguente per richiedere una valutazione della presenza e della pericolosità delle coperture localizzate in: via Nicolodi nei pressi del 16, via Morelli e Silvati nei pressi del 13 A, via Giuseppe Cammarota, via Roma nei pressi dei numeri da 400 a salire, Variante nei Pressi del Comando provinciale Vigili del Fuoco (via Zigarelli angolo s.s. 7 bis), via Giulio Acciani, Quattrograna Ovest, Contrada Archi.

Nel rispetto della normativa vigente riteniamo sia opportuno valutare la pericolosità della copertura per procedere con l’eventuale obbligo da esercitare nei confronti del proprietario degli interventi previsti dalla legge (l’incapsulamento, sovracopertura o rimozione) nel caso dell’accertamento del degrado segnalato.

Ai sensi dell’articolo 12 comma 5 della Legge 257/92, presso le unità sanitarie locali è istituito un registro nel quale è indicata la localizzazione dell’amianto floccato o in matrice friabile presente negli edifici. Chiediamo quindi che questi siti vengano controllati anche per l’inserimento nel censimento dei siti a rischio.

Lo stesso articolo, inoltre, obbliga le regioni e gli enti locali ad effettuare il censimento degli edifici nei quali siano presenti materiali o prodotti contenenti amianto libero o in matrice friabile, con priorità, e quindi non in forma esclusiva, per gli edifici pubblici, per i locali aperti al pubblico o di utilizzazione collettiva e per i blocchi di appartamenti.

Certi di ottenere la Vostra comprensione ed una piena collaborazione per la risoluzione di un problema di questa importanza per la salute pubblica, di cui e primo responsabile, La ringraziamo anticipatamente.











lunedì 5 maggio 2008

Materiale inviato da Gerlando Ciotta

Un orrore senza fine nelle nostre campagne continuiamo a perdere tempo e fiato.
Scene Inguardabili!

Non sanno Smaltire? Buttano qui e scappano...

Bocca Aperta.

Piano piano l'amianto sbriciolato sarà parte di noi


Amianto in Via Pantano, Bonea (BN)
L'Inquinamento selvaggio che ci sta Assalendo!

Ringraziamo Gerlando Ciotta per le foto scattate e i commenti pungenti.
L'amianto è stato abbandonato nelle campagna di Bonea, comune caudino del versante sannita della Valle.
Invieremo le foto in questione a chi di dovere per far rimuovere, al più presto, le lastre abbandonate in modo scellerato.
M.C.N.A.

domenica 27 aprile 2008


In occasione della Giornata Mondiale in Memoria delle VITTIME dell'amianto assassino, sollecitiamo le Istituzioni, i cittadini e tutta la società civile a continuare la battaglia a difesa del diritto alla salute e dell'ambiente.
Questo è il primo anniversario che ricordiamo, con la speranza di ritrovarci tra esattamente un anno per poi poter tirare le somme e riflettere sulle azioni concrete contro l'amianto in Valle Caudina.

GIUSTIZIA PER LE VITTIME DELL'AMIANTO!
GIUSTIZIA CONTRO GLI ASSASSINI E I LORO COMPLICI!
GIUSTIZIA PER LE NUOVE GENERAZIONI!

Movimento Caudino No Amianto

sabato 26 aprile 2008

Emergenza ambiente - Tutela e responsabilità: Il contributo delle grandi tradizioni religiose

Non c’è pace tra le nazioni senza pace tra le religioni; non c’è pace tra le religioni senza dialogo tra le religioni; non c’è dialogo tra le religioni senza criteri etici globali;non c’è sopravvivenza del nostro globo senza un ethos globale, senza un’etica mondiale” H. Kung

L'Associazione LIBRA organizza il convegno EMERGENZA AMBIENTE - TUTELA E RESPONSABILITA': Il contributo delle grandi tradizioni religiose

con il patrocinio di:
Comune di Cervinara

Domenica 27 Aprile 2008
h. 16.00
c/o Sala Auditorium
Comune di Cervinara (AV)
Via Rettifilo

Il male che non scompare



Il Ramo d’Oro Editore
NOVITÀ EDITORIALE
Enrico Bullian, Il male che non scompare. Storia e conseguenze dell’uso dell’amianto nell’Italia contemporanea, Trieste, Il Ramo d’Oro Editore, 2008, p. 368, Euro 16,00.



Il libro tratta la complessa emergenza che si è creata in conseguenza dell’utilizzo dell’amianto in Italia e nel mondo lungo il corso del Novecento. Il minerale, reperibile sul mercato a basso costo, fu usato in ogni Paese industrializzato, anche se già a inizio Novecento si conosceva la nocività dell’asbesto (sinonimo di amianto) e negli anni Venti si appurò che le fibre inalate dai lavoratori, una volta depositate nei polmoni, provocano l’asbestosi, patologia respiratoria che può causare la morte. Ciononostante, per gran parte del Ventesimo secolo, i lavoratori furono continuamente esposti a concentrazione elevate di fibre di asbesto. Alcune norme generali di tutela dalle polveri – comunque –esistevano già dagli anni Venti e furono aggiornate negli anni Cinquanta. Prevedevano che il datore di lavoro fornisse ai propri dipendenti i mezzi di protezione individuale (le maschere) e collettiva (gli aspiratori con filtri), nonché garantisse la corretta informazione dei lavoratori sui rischi che subivano a causa del contatto con materiali insalubri. L’asbestosi, dal 1943, era riconosciuta dal legislatore malattia professionale risarcibile, dal momento che poteva provocare invalidità permanenti o addirittura decessi. Nel corso degli anni Sessanta fu definitivamente accertata la cancerogenicità del minerale, responsabile di neoplasie particolarmente virulente e a diagnosi infausta: il mesotelioma e il carcinoma polmonare. A fronte di queste consapevolezze “teoriche”, nelle fabbriche, le misure sulla sicurezza furono quasi sempre violate: le tante testimonianze dei lavoratori dei cantieri navali, delle industrie del cemento-amianto e dell’edilizia, degli stabilimenti di costruzione e riparazione delle carrozze ferroviarie, della miniera di Balangero concordano e confermano questo quadro generale. Solamente nel 1992 il Parlamento italiano emanò la legge 257 che – finalmente – mise al bando l’amianto, mentre fino all’inizio degli anni Ottanta erano incessantemente aumentate le tonnellate impiegate all’interno del ciclo produttivo. Risultato: oggi si registrano quasi quattromila decessi asbesto correlati all’anno in Italia, circa undici al giorno, con tempi di latenza che superano anche i quarant’anni. Questo quadro sintetico e semplificato (ma nel libro viene ampiamente approfondito) è utile per infrangere quel “muro di gomma” che avvolge questa autentica tragedia. Il volume è introdotto dai Senatori Felice Casson e Antonio Pizzinato.


Materiale inviato dall'Area Critica Comunista Valle Caudina

Anniversario Giornata Mondiale delle vittime dell’amianto (28 aprile).

Ogni volta che c’è stata una rivoluzione industriale, si sono “scoperti” presto o a distanza di anni i danni sanitari ed ambientali. Mai, o quasi, si è operato perché prima si considerassero i rischi e si agisse di conseguenza. Questo perché ha prevalso la logica del profitto, degli interessi, mascherato dietro l’idea di progresso.
Quattromila morti all’anno e 32 milioni di tonnellate da smaltire solo in Italia, 100mila vittime e 2.130.000 tonnellate utilizzate in tutto il mondo: parliamo dell’amianto, una sostanza sempre attuale per la sua diffusione e la sua pericolosità.
In Italia una legge del 1992 vieta l’estrazione e la produzione dell’amianto, in Europa questi divieti diventeranno operativi a partire dal primo gennaio 2009. Ma proprio nella comunità Europea – dato il lungo periodo di latenza della malattia – è previsto che il numero dei decessi cresca dalle 5mila vittime del 1998 alle 9mila e più del 2018.
L’Aiea (Agenzia italiana esposti amianto) circa tre anni fa ha inviò una lettera agli Ambasciatori in Italia dei maggiori produttori di amianto nel mondo (la Russia con 700mila tonnellate, la Cina 459mila, il Canada con 355mila, 280mila Kazakistan e 170mila in Brasile) affinché portassero all’attenzione dei rispettivi governi il problema-amianto, al fine di vietare l’estrazione e la commercializzazione e a progettare un programma di bonifica e, nello stesso tempo, a stanziare fondi per risarcire le vittime. La lettera concludeva “ogni 5 minuti muore una persona a causa dell’amianto. E questo potrebbe essere vietato”
L’Aiea ricostruita da Medicina Democratica celebra la “Giornata mondiale delle vittime dell’amianto” il 28 aprile. La giornata fu stabilità il 28 gennaio 2005 a Porte Alegre (Brasile), durante il Forum Mondiale dell’aminato, successivamente confermato alla Conferenza Europea sull’amianto del 22/23 settembre 2005.
La nostra comunità ha un “Osservatorio ambientale” costituito con delibera del consiglio comunale numero 25 del 30/06/2006. Tale organismo si è riunito due volte. Nella la prima riunione - 10 febbario 2007 -: furono elencati gli obiettivi da attuare. La seconda riunione, convocata il 23 giugno 2007, registrò solo la presenza di quattro persone, compreso l’Assessore all’Ambiente del Comune di Cervinara che ritenne opportuno rinviare la discussione impegnandosi a convocare di nuovo l’osservatorio. Ad oggi , però, tutto si è fermato.
Cari amici ho riportato ciò per farvi capire che una maggioranza della classe politica e culturale del nostro paese non ha interesse a risolvere tali problemi, probabilmente e interessato ad altro. Dell’ambiente ci si preoccupa solo per rimediare alle scelte sbagliate. Bisogna, invece, agire esattamente al contrario: come prima cosa, valutare ciò che occorre fare (o, moltissime volte non fare).
Io credo che solo attraverso una presa di coscienza da parte di tutti e in primo luogo di un ruolo effettivo delle istituzioni è possibile recuperare il terreno perduto e dare dignità all’ambiente e a tutti i cittadini. La parola deve tornare alla politica vera fatta non di menzogne, di furbizie, ma di azioni concrete per riannodare il rapporto tra cittadini e le istituzioni.
Sui metodi ritengo giuste le tre fasi da voi individuate: informazione, formazione e reazione, aggiungendo che bisogna utilizzare anche gli organi di informazione locali e nazionale per mettere in campo una denuncia forte e incominciare a far intervenire dove non ci sono le risposte le autorità giudiziarie per quella “legalità organizzativa” che è senz’altro la necessaria base sociale dalla quale partire per sconfiggere i cosiddetti pirati dell’ambiente.


Cari amici, vi allego un brano tratto dalla libro di F. Carnevale e E. Chellini, "Amianto. Miracoli, virtù, vizi ", ed. Tosca, Firenze 1992
L'amianto nella storia
Dall'antichità fino all'epoca moderna, l'amianto è stato usato per scopi "magici" e "rituali".I Persiani e anche i Romani disponevano di manufatti in amianto per avvolgere i cadaveri da cremare, allo scopo di ottenere ceneri più pure e chiare. Una credenza popolare diceva che l'amianto fosse la "lana della salamandra", l'animale che per questo poteva sfidare il fuoco senza danno.
Marco Polo ne Il Milione sfata questa leggenda e racconta che nella provincia cinese di Chingitalas, filando questo minerale si otteneva un tessuto impiegato per confezionare tovaglie.
Risale al '600 la ricetta del medico naturalista Boezio che dimostra l'uso dell'amianto nelle medicine dell'epoca.
"Dall'asbesto si fa spesso un unguento miracoloso per il lattime e per le ulcerazioni delle gambe. Si prendono quattro once di asbesto, due once di piombo, due once di ruta e vengono bruciate, quindi ridotte in polvere vengono macerate in un recipiente di vetro con l'aceto ed ogni giorno, per una volta al giorno per un mese l'impasto viene agitato; dopo un mese si deve far bollire per un'ora e lo si lascia riposare finchè non diventi chiaro: poi si mescola una dose di codesto aceto bianco con una ugual dose di olio di rosa finchè l'unguento sia ben amalgamato: allora si unge tutto il capo del fanciullo per farlo rapidamente guarire: per la scabbia e le vene varicose le parti vengono unte al tramonto finchè non sopravvenga la guarigione. Se questo minerale viene sciolto con acqua e zucchero e se ne somministra una piccola dose al mattino tutti i giorni alla donna quando ha perdite bianche, guarisce subito".
L'amianto è rimasto presente nei farmaci sino ai recenti anni '60 per due tipi di preparati: una polvere contro la sudorazione dei piedi ed una pasta dentaria per le otturazioni.
La prima utilizzazione dell'amianto da parte dell'industria risale agli ultimi decenni dell'800. L'incremento nell'estrazione e nell'impiego (e quindi nel suo accumulo progressivo nell'ambiente di vita e di lavoro) è ben illustrato dalla seguente tabella proposta da I. J. Selikoff e che riguarda la situazione degli Stati Uniti d'America. Il consumo è espresso in tonnellate, la prima cifra si riferisce al consumo nel decennio, la seconda cifra dà il valore cumulativo dei consumi a partire dal primo decennio considerato.

DECENNIO - CONSUMO - TOTALE
1890-1899 - 64.500 - 64.500
1900-1909 - 265.000 - 329.500
1910-1919 - 986.000 - 1.316.000
1920-1929 - 1.995.500 - 3.315.000
1930-1939 - 1.880.000 - 5.195.000
1940-1949 - 4.654.000 - 9.849.500
1950-1959 - 7.417.000 - 17.266.500
1960-1969 - 7.561.000 - 24.827.500

La tendenza alla crescita si è interrotta decisamente soltanto a partire dalla seconda metà degli anni '70.
Grande clamore ebbe nel 1903, in seguito ad un incendio che aveva causato 83 morti, la sostituzione nella Metropolitana di Parigi di materiali infiammabili o che producevano scintille, con manufatti contenenti amianto, compresi i freni delle carrozze. Lo stesso avvenne nella metropolitana di Londra e poi nel 1932 per la coibentazione del translatlantico Queen Mary. Questi eventi furono molto reclamizzati tanto da indurre una eccessiva confidenza con l'amianto fino a favorirne una massiccia diffusione in scuole, ospedali, palestre, cinema oltre che in tutti i settori industriali. In Italia, nella seconda metà degli anni '50, si coibentarono con l'amianto le carrozze ferroviarie, fino ad allora isolate con sughero. Nel 1893 inizia in Austria la produzione del cemento-amianto. Nel 1912 un ingegnere italiano costruisce per primo una macchina per la produzione di tubi in cemento-amianto. La produzione e l'uso di manufatti in cemento-amianto per l'edilizia sono aumentati fino ad alcuni anni fa.


Cervinara 24 aprile 2008 Il Portavoce dell’A.C.C.
Luca Servodio

giovedì 24 aprile 2008

Materiale inviato da Pasquale Russo (Il Sannio Quotidiano)


Pubblichiamo la foto e l'email inviataci da Pasquale Russo, giornalista de "Il Sannio Quotidiano". In più, ecco i suoi articoli che toccano la tematica dell'amanto, stavolta abbandonato nei pressi dello Stadio Canada di Cervinara:
"Cari amici, vi segnalo la presenza di amianto abbandonato nel parcheggio del campo sportivo e lungo la strada che da Ferrari porta a S.Potito, all'altezza dell'ex sede del comune. Nonostante gli articoli pubblicati che vi allego, nessuno è intervenuto ed il materiale è ancora lì. Vedete se voi potete fare qualcosa di più. Saluti, Pasquale Russo"

Tratto da "Il Sannio Quotidiano" - periodo marzo 2008:
CERVINARA: PERICOLO AMIANTO, ANCORA MATERIALE ABBANDONATO
.
(Pasquale Russo) L’appello diffida del Sindaco Cioffi di alcuni giorni fa sembra essere caduto nel vuoto, il problema relativo alla presenza di amianto sull’intero territorio di Cervinara si ripropone in maniera evidente. Incuranti dei rischi che derivano dalla movimentazione, senza le opportune precauzioni, di questo materiale, i soliti cittadini lo abbandonano indisturbati e senza nessun ritegno dove possono. Dopo la zona industriale ora è stato preso di mira lo spazio antistante il campo sportivo “Canada” nei pressi del cimitero. Oltre ai soliti sacchetti di rifiuti, a televisori, frigoriferi e computer, ora fanno bella mostra anche dei fogli e dei tubi di eternit, materiali che ovviamente contengono amianto e che in passato venivano utilizzati per la copertura di piccoli spazi e per scarichi fognari. Materiali lasciati in quella zona nonostante essa sia occupata dal cantiere che si sta occupando della ristrutturazione del campo sportivo. Le lastre sono la da alcuni giorni senza che nessuno abbia provveduto a informare le autorità comunali. Quello della presenza di importanti quantitativi di amianto sul territorio cervinarese è un problema denunciato ripetutamente da molti cittadini. Per questo è nata anche un’associazione caudina No Amianto, che opera on line, e che con una sorta di caccia la tesoro chiede la collaborazione di tutti per denunciare la presenza di questo pericoloso materiale. Di fronte a tantissime denunce l’Amministrazione Comunale ha effettuato attraverso l’Asl, un monitoraggio dell’intero territorio comunale per una mappatura della presenza di amianto. I risultati hanno confermato quanto denunciato, tanto che il Sindaco Cioffi, alcuni giorni fa con un’ordinanza ha diffidato chiunque a rimuovere attraverso il fai da te questi materiali, invitando a denunciare alle autorità comunali la presenza d amianto. Ora l’abbandono irresponsabile di questi materiali, con grave pericolo per la salute pubblica, impongono una stretta con controlli e esemplari provvedimenti per i colpevoli.

Tratto da "Il Sannio Quotidiano" - periodo aprile 2008:
CERVINARA: PERICOLO AMIANTO, A DISTANZA DI CIRCA UN MESE NON ANCORA RIMOSSO L’AMIANTO NEL PIAZZALE ANTISTANTE IL CAMPO SPORTIVO.
(Pasquale Russo) A circa un mese dalla nostra denuncia, sulla presenza di lastre di eternit, contenenti amianto, nel piazzale antistante il campo sportivo di Cervinara, il cumulo del materiale è ancora depositato nello stesso punto. La cosa più sconcertante è che nel frattempo si è provveduto a ripulire l’area, che era diventata una discarica a cielo aperto, accumulando rifiuti di ogni tipo in una zona marginale del piazzale, alcuni dei quali sono stati anche incendiati, si presume, in attesa di essere portati in discarica . Invece il materiale più pericoloso, l’amianto che si trova proprio al centro dell’area, a ridosso del cantiere dove sono in corso i lavori di ristrutturazione del campo sportivo, resta lì, ovviamente con i rischi per la salute che facilmente si possono immaginare. A questo punto anche l’appello diffida del Sindaco Cioffi dello scorso mese sembra essere caduto nel vuoto, il problema relativo alla presenza di amianto sull’intero territorio di Cervinara si ripropone in maniera evidente. Incuranti dei rischi che derivano dalla movimentazione, senza le opportune precauzioni, di questo materiale, i soliti cittadini lo abbandonano indisturbati e senza che nessuno contesti questo evidente reato. Dopo la zona industriale ora ad essere prese di mira sono spazi nei pressi del centro abitato, zone frequentate e di passaggio, una vera e propria sfida che chi di dovere dovrebbe contrastare. Quello della presenza di importanti quantitativi di amianto sul territorio cervinarese è un problema denunciato ripetutamente da molti cittadini. E’ nata anche un’associazione, e sorprende che di questo problema del campo sportivo, l’’associazione caudina No Amianto non si sia fatta ancora carico. Come sorprende che il Comune, tanto puntuale a monitorare la presenza di amianto sul territorio comunale insieme all’Asl non intervenga con la stessa efficacia.

Corriere dell'Irpinia 22 aprile 2008


sabato 19 aprile 2008

APPELLO!APPELLO!APPELLO!APPELLO!

NASCE UFFICIALMENTE -DETESTO ABSESTO-

Oggi 19 Aprile 2008 lanciamo in rete il nostro organo di INFORMAZIONE, FORMAZIONE E REAZIONE sulla guerra all'amianto in Valle Caudina e oltre.

Con questo comunicato invitiamo, ufficialmente, tutti i singoli, le associazioni ed i partiti politici ad inviare all'indirizzo di posta elettronica ( noamianto@libero.it ) la propria adesione, entro 7 giorni, per dar vita alla REDAZIONE di

"DETESTO ABSESTO".

Ribadiamo, inoltre, l'apertura a 360° a tutti coloro che hanno a cuore la questione ambientale e scavalcano, di fatto, gli steccati ideologici per combattere e vincere questa battaglia orientata, innanzitutto, al FUTURO della Nostra/Vostra nuova generazione.



Movimento Caudino No Amianto

giovedì 20 marzo 2008

CHI FIRMA NON SI FERMA!

Al Presidente della Repubblica Italiana,
Al Presidente del Consiglio,
Al Presidente del Senato:

Le leggi attuali tutelano solo i lavoratori che sono andati in pensione dopo l'anno 1992 e se ne frega altamente di chi ha lavorato negli anni precedenti a contatto con l'amianto. Tanti anziani, e non solo, muoiono per malattie dipendenti dal contatto con questo materiale nocivo, e tanti sono malati, senza nessun riconoscimento nè alle famiglie dei defunti e nè ai lavoratori ancora in vita.

L'INPS non riconosce nulla se non verrà modificata la legge. Attualmente è stato fatto una proposta di legge che è ferma al Senato da oltre 1 anno, ma ovviamente nel nostro Paese ci sono problemi molto più importanti che la tutela dei lavoratori.

Firmiamo per aiutare chi è ha lavorato in pericolo senza saperlo, arricchendo le grandi industrie. Grazie.

SOSTENIAMO QUESTA INIZIATIVA!
www.firmiamo.it/amiantolavoratori

Movimento Caudino No Amianto

giovedì 28 febbraio 2008

Il Movimento Caudino No Amianto prende atto del passo in avanti che l’amministrazione comunale di Cervinara ha fatto per portare a termine il Piano di Smaltimento dell’amianto, con l’affissione di manifesti che invitano i cittadini a non disfarsi autonomamente dell’amianto.

Siamo, tuttavia, consapevoli che l’operazione di rimozione e smaltimento sarà abbastanza difficile e complicata.

Noi continueremo nella nostra azione di informazione, formazione e reazione sulla problematica ambientale, che nelle sue mille sfaccettature, è una priorità nei confronti di tutta cittadinanza.

Il nostro blog di denuncia continuerà ad essere a disposizione di tutti coloro che hanno a cuore il diritto alla salute.

Infine, ricordiamo agli interessati che la “Caccia al Tesoro”, dove si invitava la popolazione a partecipare direttamente con foto e filmati contro l’amianto, è ancora aperta. Posticipiamo, quindi, la data di chiusura a dicembre 2008, così facendo, avremo anche la possibilità di seguire costantemente le evoluzioni della guerra all’amianto e preparare, oltre al calendario di denuncia, anche manifestazioni e presidi su tutto il territorio della Valle Caudina.

Il Direttivo MCNA

Per ulteriori informazioni:

noamianto@libero.it

www.noamianto.blogspot.com

sabato 23 febbraio 2008

Foto Inviate da Forza Nuova Solofra (AV)




Ringraziamo della segnalazione F.N. Solofra, le loro foto insieme ad altre adesioni che provengono dall'Alta Irpinia fanno riflettere, non poco, sullo stato di degrado in cui versa l'intera Provincia di Avellino, in particolare le aree post terremoto.

Ecco alcuni stralci tratti dal loro blog:

"L'area ex prefabbricati di Via XII Apostoli a Solofra (AV) è piena zeppa di amianto. A correre pericoli non sono soltanto gli abitanti della zona, ma tutti coloro che vengono a contatto con le microparticelle che si liberano nell'aria per effetto dello sgretolamento dei fogli di eternit ivi presenti".

"Chiedere la bonifica della zona, omettendo in modo omertoso, che la stessa è ad alto rischio ambientale (qualcuno è morto in modo strano in quella zona, giunto all'ospedale è deceduto dopo aver vomitato sangue!) è criminale e disonesto".

"Ci si è accorti del degrado solo in seguito all'incendio dell'altro ieri, ma l'amministrazione comunale sa benissimo che quell'area è nel più completo abbandono e l'amianto...UCCIDE"!

Il Movimento Caudino No Amianto continua con impegno la battaglia, aperta a 360°, di INFORMAZIONE sulla problematica, affinchè cresca la FORMAZIONE delle nuove generazioni, per poi generare la legittima REAZIONE di tutte le comunità esposte a questa sostanza altamente nociva per la salute.

M.C.N.A.

giovedì 7 febbraio 2008

Corriere dell'Irpinia 7 febbraio 2008


lunedì 28 gennaio 2008

Materiale segnalato da Francesco di Avellino



I rischi che derivano dall’uso dell’amianto

L’amianto è incluso tra le sostanze sicuramente cancerogene per l’uomo

Con amianto (o asbesto) si definisce una categoria commerciale che comprende, in realtà, sei tipi di minerali (silicati idratati incombustibili) che hanno in comune la proprietà di separarsi in fibre lavorabili. Queste fibre, sottili ma molto addensate, costituiscono un materiale estremamente resistente dal punto di vista meccanico e, soprattutto, sono molto flessibili. Queste particolari proprietà si traducono, praticamente, in resistenza al calore, agli agenti chimici, all’abrasione e all’usura ed hanno dato luogo a circa 3.000 applicazioni dell’asbesto, in diversi campi, su scala mondiale (OECD, 1989).


Un utilizzo, quindi, talmente vasto da rendere estremamente difficile circoscrivere un settore industriale e civile non interessato dalla sua presenza. Negli anni ‘60, infatti, la nostra società (come del resto le altre industrializzate) ha trovato molto comodo ed economico l’uso di questa sostanza in molte applicazioni comuni che poi sono entrate a condividere il vivere quotidiano di gran parte della popolazione: dal tetto di casa all’asse da stiro, dalla plastilina usata dai bambini al «tappo» di emergenza per un tubo gocciolante. Nell’immaginario collettivo, quindi, l’amianto è stato per molti anni un simbolo positivo della moderna tecnologia:

Rino Gaetano, in una sua famosa canzone degli anni settanta, parlava di una «coperta d’amianto» che conteneva i bollori d’amore di una ragazza di nome Berta! Sotto questa veste così «domestica», però, si celava un assassino.


La pericolosità per l’uomo

L’amianto è incluso tra le sostanze sicuramente cancerogene per l’uomo (IARC, 1987). Sotto qualunque forma, indipendentemente dalla quantità, ed in tutte le fasi del suo ciclo produttivo: estrazione, trasporto, utilizzo, eliminazione, la sua pericolosità è certa ed elevata. Nel 1986, infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato di fibra e a qualunque grado di concentrazione in aria determina comunque un aumento del rischio sanitario e va pertanto evitata». La nocività dell’amianto è costituita proprio da quelle sue fibre così flessibili che, trasformandosi in polvere e respirate, causano almeno tre principali tipi di patologie:


- i mesoteliomi
(cancro della pleura e del peritoneo) per i quali la morte sopravviene generalmente a distanza di due anni dalla diagnosi. Questi tumori erano rarissimi prima della grande diffusione dell’amianto nelle sue varie applicazioni. Il tempo medio di latenza è lunghissimo, circa 35 anni;

- i tumori al polmone dovuti ad un’esposizione all’amianto sono diffusi due o tre volte più del mesotelioma.
Il tempo di latenza è di 20/25 anni;

- la fibrosi o asbestosi,
la cui etimologia (e causa) deriva proprio dall’amianto, ha tempi di latenza da 10 a 25 anni.
Oltre a queste patologie, recenti indagini epidemiologiche hanno rilevato un aumento dei tumori gastrointestinali e/o di quelli alla laringe. Un ulteriore indice della sua pericolosità è dato dal fatto che laddove esiste una politica di prevenzione, i casi più gravi sono in diminuzione.


Secondo l’epidemiologo inglese Julian Peto, nel ‘98 ci sono stati 8 mila morti per mesotelioma e si prevede che nel 2.018 ce ne saranno 9 mila. Il rischio aumenta con il progressivo invecchiamento dei manufatti che comporta la liberazione delle fibre in ambiente.


La legge In Italia

l’amianto è bandito totalmente dal 27 marzo 1993, come stabilito dalla legge 257 del 1992, che titola «norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto» e dal D.M. 6 settembre 1994, riportante «normative e metodologie tecniche per la valutazione del rischio e del controllo, la manutenzione e la bonifica di materiali contenenti amianto presenti nelle strutture edilizie».


L’articolo 10 della Regioni ad adottare, entro 180 giorni dalla sua emanazione, i piani di protezione dell’ambiente, di bonifica e smaltimento, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto.

La bonifica

Dal 1993, con l’entrata in vigore della legge sull’amianto, le ASL svolgono, o dovrebbero svolgere, un ruolo cardine nel coordinamento delle operazioni di partire dal settore edilizio. Le ASL effettuano l’analisi del rivestimento degli edifici e, nei casi di presenza di amianto, qualora non si possa ricorrere a tecniche di fissaggio (e solo nei casi in cui i risultati del processo diagnostico lo rendono necessario), dispongono la rimozione dei materiali, sia fioccati che in matrice friabile. Presso le ASL dovrebbe essere istituito un registro nel quale è indicata la localizzazione dell’amianto

L’indagine di Greenpeace

Nel 1994, con la presentazione del rapporto La morte viaggia sui binari, Greenpeace denunciava la presenza di 2.500 carrozze passeggeri in avanzato stato di degrado, coibentate con circa 2.000 tonnellate di amianto. Il tutto era di trovava in stazioni di provincia lungo tutta la penisola. Oltre 6.000 tonnellate erano state esportate in Europa dell’est, dal 1989 al 1994. Una seconda indagine di Greenpeace, nel 1995, ha nuovamente denunciato il traffico di carrozze amiantate denunce di Greenpeace sono state rilevanti per l’inchiesta della Procura di Firenze, tuttora in corso, volta ad accertare le responsabilità in questa vicenda. A sei anni dalla legge, Greenpeace Italia ha infine condotto un’indagine in sei città campione (Venezia, Vicenza, Milano, Pistoia, Roma, Napoli), rivolta a verificare l’eventuale presenza di amianto, in particolare nelle strutture scolastiche.
Armando

tratto da:http://www.controluce.it
Notizie in… CONTROLUCE
agosto 1999

lunedì 31 dicembre 2007

Foto inviata dall'Associazione Culturale "LA FONTANA"


Foto scattata dal secondo piando della sede ASL di Cervinara.
Esattamente l'abitazione coinvolta si trova alle sue spalle.



mercoledì 12 dicembre 2007

Materiale inviato dalla CMC 451


Quale cultura per l’ecologismo?

Il paradigma comunitarista e anti-utilitarista

Non è difficile, a nostro avviso, identificare con chiarezza ciò che non funziona nelle odierne società occidentali, nonché nelle culture che le informano e rappresentano.
La frammentazione sociale, la crisi della partecipazione alla vita pubblica, l’anomia generalizzata, l’isterilimento dei rapporti e dei legami sociali, il mito della self-realisation come corollario di ben più resistenti mitologie individualistiche: queste, sul piano sociale, le cause più evidenti del decadimento della qualità del nostro vivere quotidiano.
Sul piano più specificatamente teorico, i paradigmi di riferimento largamente diffusi e generalizzati nel più ampio spettro delle scienze umane applicano ormai sistematicamente una lettura largamente riduzionista dell’uomo, del suo agire e del contesto sociale in cui vive. In particolare le due formulazioni egemoniche (individualismo metodologico e teorie utilitariste) hanno prodotto una lettura dei fenomeni sociali che, per quanto lontana dal definire la natura umana nella sua multiforme complessità, é filtrata come nuovo universale culturale nelle profonde sfere dei rapporti e delle relazioni, divenendo a tutti gli effetti senso comune.
Da alcuni anni, al di qua e al di là dell’oceano, queste problematiche vengono sistematicamente affrontate da vere e proprie correnti di pensiero, che sono state capaci di produrre un corpus teorico che va imponendosi sempre più come nuova teoria critica della società. Ci riferiamo soprattutto allo statunitense “Communitarian Network” di Amitai Etzioni, Alasdair MacIntyre e Charles Taylor (nonché alle diverse realtà sociali e culturali ad esso collegate) e al francese “Mouvement Anti-Utilitarist dans les Sciences Sociales” di Alain Caillé e Serge Latouche.
Nella prospettiva del Mauss è necessario definire un nuovo paradigma per le scienze sociali, ormai completamente “contagiate” dalla dottrina utilitaristica originariamente propria della sola economia. Tale paradigma si sostanzia nella Teoria del Dono che affonda le sue radici nello studio della sfera di socialità primaria che si sottrae al dominio del mercato.

L’analisi comunitarista muove da una critica serrata alla dottrina individualista dei diritti, contestando l’assenza di una prospettiva che li leghi indissolubilmente ai doveri e alle responsabilità di cittadinanza. Il punto di partenza é che tutti ci troviamo a vivere in un contesto di tipo comunitario, un insieme denso di relazioni sociali e di rapporti di mutua assistenza. La condizione primaria di sopravvivenza di una comunità é che i suoi membri dedichino parte del loro interesse, energia e risorse a progetti comuni. L’attenzione esclusiva per gli interessi personali erode la rete di legami sociali da cui tutti dipendiamo, minando i fondamenti stessi della convivenza. Per queste ragioni i diritti individuali non possono essere preservati a lungo al di fuori di una prospettiva comunitaria.

Il degrado ambientale

La difesa dell’ambiente è un concetto che, oltre a rappresentare il fondamento dell’attività dei movimenti verdi, è oramai diffuso nella demagogia programmatica della maggior parte dei partiti politici occidentali e delle burocrazie amministrative che ne conseguono nei più diversi livelli di responsabilità territoriale.
I “costi dello sviluppo” sono presi in considerazione dai governi locali, nazionali e sovranazionali e dalla stessa organizzazione economica industriale, che tentano di sfruttare il pianeta in forme compatibili al mercato e alle risorse presenti. Un grosso ruolo, in tutto questo, lo svolge un’opinione pubblica preoccupata di perdere il “candore” di un consumismo “delicato” che concili la qualità delle merci con la quantità della massa degli aventi diritto; un bel rompicapo, tanto più se allarghiamo l’ottuso sguardo d’Occidente ai restanti 3/4 dell’umanità.
L’ecologia -la scienza delle relazioni tra gli organismi viventi e il loro ambiente naturale- ha generato molti figli e, soprattutto, un fraintendimento ed una eterogenesi dei fini. Il suo utilizzo strumentale ne ha snaturato il significato di critica complessiva al modello di sviluppo industriale.

Ambientalismo: un’ecologia funzionale

Il tentativo di conciliare la produttività industriale con la gestione dell’ambiente è l’ambientalismo. Esso si colloca in una prospettiva antropocentrica, grazie ad una visione scientifico-materialista della natura, per cui il deterioramento dell’ambiente compromette gli interessi umani di sopravvivenza. L’atteggiamento culturale, che ne consegue è largamente maggioritario, limitandosi a concepire la natura come un capitale da preservare da parte di un uomo “responsabile” e “preveggente”. Su questa base, le politiche liberiste tentano di inserire il principio chi inquina paga nelle giurisdizioni più avanzate, inconsapevoli di generare un ancor più perverso “mercato dell’inquinamento”, che mette d’accordo inquinatori ed inquinati fissando il prezzo per il danno causato. Le aziende vengono semplicemente indotte ad aggiungere il costo inquinamento tra i costi di produzione. Più articolata la proposta riformista per un ecosviluppo o modello di sviluppo sostenibile. La filosofia che sorregge questa proposta si basa sulla presa di coscienza che i costi della protezione della natura sono sempre inferiori ai danni che ne risulterebbero qualora non venissero adottati. In questo senso, si proietta lo sfruttamento dell’ambiente in una prospettiva temporale futura, per cui risulta necessario non compromettere la capacità delle prossime generazioni di far fronte alle proprie necessità.

In pratica si vuole semplicemente posticipare una scadenza ineluttabile. Nel frattempo, nonostante conferenze internazionali e grandi petizioni di principio, si è ovviamente incapaci di modificare il compromissorio modello di sviluppo dominante, che, anzi, si arricchisce di un vero e proprio “mercato dell’ambiente” o eco-business, che mantiene l’ambientalismo all’interno di un sistema di produzione e consumo, causa prima dei danni a cui tenta di porre rimedio.

L’ecologia radicale

L’unica posizione ecologista minoritaria, che non accetta compromissioni con il modello di sviluppo dominante e la tecnocrazia che ne è severa esecutrice è l’ecologia del profondo. Il termine “ecologia profonda” fu coniato da Arne Naess, nel tentativo di descrivere un approccio alla natura spirituale esemplificato negli scritti dei precursori americani Aldo Leopold e Rachel Carson. Naess cercava un approccio sostanziale alla natura tramite una apertura e una sensibilità fondante per noi stessi e la vita umana che ci circonda.
L’ecologia profonda oltrepassa l’approccio scientifico fattuale per raggiungere la consapevolezza del sè e della saggezza della terra. La critica all’antropocentrismo è fondamentale, l’uomo -olisticamente- viene inteso come parte di un tutto “cosmico”. L’implicazione di questo principio è l’ecocentrismo per cui la natura va protetta di per sè, per un suo valore intrinseco, indipendentemente da qualsivoglia utilità umana. Se arrechiamo danni alla natura, danneggiamo noi stessi.

Con questa impostazione sono identificabili -senza forzature e nella varietà delle proposte- svariati pensatori europei e americani come Bill Devall, George Session, Edward Goldsmith, Gary Snyder, Kirkpatrick Sale, Peter Berg, Ernst Schumacher, James Lovelock, Giannozzo Pucci. Il tipo di approccio ecologico alla realtà, che se ne ricava, è radicale: bisogna interamente ripensare l’attuale società, le forme culturali e il posto dell’uomo nella natura, uscire dall’industrialismo, dall’utilitarismo individualista, dal paradigma tecno-scientifico dominante. In pratica occorre agire sulle cause invece che sugli effetti.

Non c’è bisogno di nulla di nuovo, ma di riscoprire qualcosa di molto antico, arcaico: la comprensione della Saggezza della Terra, la consapevolezza del rapporto di simbiosi e armonia tra tutti i viventi. Andare all’origine delle cose significa, conseguenzialmente, decostruire la macchina tecnomorfa creata dalla scienza moderna, superando l’approccio parziale e riduzionista e immedesimandosi con il senso perduto dell’armonia tra uomo e natura, la visione metafisica della realtà divulgata dagli scienziati Fritjof Capra e Gregory Bateson.

Una visione sacrale

La maggior parte delle forme di religiosità animistiche e politeistiche tradizionali ha un carattere cosmico. L’universo viene da esse inteso come un insieme vivente correlato, del quale l’uomo è parte per il solo fatto di esistere. La natura è animata, il territorio si compone di luoghi sacri, il tempo è connaturato ai cicli cosmici celebrati con i riti e i sacrifici, che uniscono in un’eterna spirale il dare e il ricevere della vita e della morte, in una solidarietà profonda tra l’uomo e l’esistente.
La natura è emanazione spirituale a differenza dei monoteismi che subentreranno universalisticamente nella storia della umanità. Questi ultimi, infatti, intendono la natura come creato, prodotto del libero volere di un Dio. L’universo viene desacralizzato e svuotato delle sue forze magiche o spirituali, aprendo la strada -in una visione unilineare dello sviluppo storico- allo scientismo, che priverà di Dio una materia già morta e renderà l’uomo razionale un riferimento assoluto e disincantato. Il messaggio dell’ecologia profonda reagisce ad un antropocentrismo che fa dell’uomo un valore supremo, riallacciandosi a una concezione del mondo tipica della religiosità delle società arcaiche e tradizionali; queste, da sempre giudicate superficialmente “società chiuse”, si rivelano, al contrario, aperte alla totalità del cosmo e quindi malleabili, nell’organizzazione del corpo sociale, in una varietà di sfumature e di significati profondi che permeavano il senso del vivere quotidiano.

Disse il capo indiano Duvamish al presidente Pierce nel 1855: Noi siamo una parte di questa terra ed essa è parte di noi. Non è stato l’uomo a creare il tessuto della vita; ne è solo un filo. Ciò che voi farete al tessuto, lo farete a voi stessi”.

Partendo da questa interpretazione tradizionale della natura è possibile completare il concetto di uguaglianza biocentrica che altrimenti potrebbe essere intesa moralisticamente come una improbabile parità di diritti giuridico formali.
In realtà, la natura vale per quello che è, non esiste una natura buona o cattiva, che risente di una proiezione umanistica e, quindi antropocentrica. Conseguentemente, l’uomo, pur non essendo l’unico essere “biocosciente”, è sicuramente l’unico ad avere coscienza di questa coscienza ed è per questo che sulla base dei suoi presupposti naturali biologici, genetici, istintuali, rimane spiritualmente indeterminato e libero di scegliere.

Il tentativo di una riconversione ecologica deve consistere nel tentativo di ricreare nell’uomo la profonda consapevolezza di essere parte della natura, lasciandogli la libera volontà di decidere di farne parte armonicamente, sacralmente.

Il concetto di limite

Una cultura ecologista conseguente deve identificarsi con una opposizione all’ideologia economica dominante e ai suoi presupposti tecnologici e scientifici, ovvero alla concezione secondo cui la società degli individui -intesi come produttori e consumatori razionali- si fonda sul meccanismo autoregolativo del mercato.
In controtendenza, è possibile ritrovare un rapporto armonico tra cultura e natura in ambiti di reciprocità comunitaria, che, in chiave locale, subentri alla contrattualità mercantile e riducano la scala delle necessità fino a ricreare una situazione di interdipendenze tra regioni naturali. Vanno riconosciuti i diritti universali degli abitanti, legati al proprio territorio da un legame profondo, simpatetico, che si avvalga di tecnologie appropriate, e di un’economia che conviva con le risorse locali completandosi -nella minor quantità possibile- con beni di e produzioni esterne. Il senso del limite, la sobrietà esistenziale, la cultura delle differenze quale logica conseguenza della biodiversità, devono imperniare l’azione diretta ed esemplare di chiunque, gruppo o singolo, voglia sentirsi in connessione con la saggezza “omeostatica” della terra.

Tabella comparativa Atteggiamenti
Cultura dominante Ecologia profonda
Dominio sulla natura Armonia con la natura
Natura come risorsa Natura come valore in sé
Sviluppo economico Autorealizzazione economica
Sfruttamento delle risorse Limite naturale
Progresso tecno-scientifico Tecnologie appropriate
Consumismo Sobrietà/riciclaggio
Società stato/nazionale Comunità autonomismo/bioregione

Un messaggio minoritario?

Il tipo di comunità maggiormente in grado di cominciare il “vero lavoro” di formare una consapevolezza ecologica allargata si trova nella tradizione minoritaria. La crisi dello Stato nazionale, il rifiuto delle strutture centralizzate, ipertrofiche e della massificazione della società consumistica, va nel senso del riconoscimento delle lingue e delle culture regionali dei costumi e delle tradizioni locali come via d’uscita all’uniformazione e alla spersonalizzazione della monocultura industrialista. Non a caso, questo riconoscimento si accompagna al ritorno alla manualità, all’artigianato, ai saperi intuitivi, ai comportamenti spontanei che sostanziano la cultura vernacolare1 che Ivan Illich ha sempre indicato come serbatoio inesausto di praticità ecologica e di saggezza popolare.
L’essenza della tradizione minoritaria è una comunità capace di autoregolarsi. Le consuetudini condivise prendono il posto delle leggi imposte, l’autorevolezza prende il posto dell’autorità, la democrazia consensuale e qualitativa responsabilizza ogni libero partecipante alla vita comunitaria.

Le società originarie, tradizionali, antropologicamente indigene -spesso residualmente presenti in vari aspetti delle cultura popolare- forniscono numerosi esempi di ciò che si può intendere per tradizione minoritaria. Le comunità locali hanno provveduto all’esigenza della vita associata autoregolamentandosi, in solidale rapporto con la natura.
Il bioregionalismo è vecchio almeno quanto la coscienza dell’uomo poichè investe il sistema naturale in cui si abita della responsabilità sia del nutrimento fisico sia dell’insieme di metafore dalle quali il nostro spirito trae sostanziale sostentamento. Comprendere i cicli della natura significa cominciare a comprendere se stessi, il radicamento interiore che ci lega a quell’universo di sensazioni che compone l’animo umano e ci rimanda simbolicamente alle armonie cosmiche.

di Eduardo Zarelli

tratto da: http://it.novopress.info

lunedì 26 novembre 2007

Corriere dell'Irpinia (22 nov 2007)


domenica 25 novembre 2007



Caccia al tesoro - vinci la salute

Le dununce non mancano. Le reazioni dell'amministrazione locale sì. Per tenere viva l'attenzione sul tema dell'amianto, l'associazione Cmc 451 vara una caccia al tesoro virtuale. Obiettivo: denunciare tutte le situazioni di degrado. Per informazioni: noamianto.blogspot.com. Serve una seria mobilitazione di tutti!


tratto da: Incammino, appunti di viaggio http://blog.libero.it/Incammino


CERVINARA (AV).
"NO AMIANTO 2008"

Lanciamo il primo concorso, virtuale & sociale, per difendere il nostro ambiente. Chiediamo una mano a tutti/e affinchè la creatività delle nuove generazioni possa reagire al grigiore “amianto” dei vecchi, dentro e fuori… La “Caccia al tesoro” è aperta a singoli ed associazioni che hanno a cuore la problematica e per ulteriori informazioni vi preghiamo di contattarci tramite il nuovo indirizzo di posta elettronica: noamianto@libero.it Le foto inviate saranno pubblicate su www.noamianto.blogspot.com e le migliori pubblicate sul calendario “NO AMIANTO 2008″, che punterà a sensibilizzare TUTTI i giorni la popolazione sulla tematica ambientale. Mentre, per quanto riguarda i video, allestiremo una serie di proiezioni. Abbiamo intenzione di organizzare delle manifestazioni entro dicembre, sia nelle scuole che nelle strutture pubbliche e al momento chiunque abbia voglia di LOTTARE è pregato di farsi vivo! PARTECIPA ALLA CACCIA AL TESORO… VINCI LA SALUTE! DIFFONDI LA LOTTA ALL’AMIANTO! Movimento Caudino No Amianto


tratto da: www.retesei.com


Ora scatta la caccia all’amianto:

a setaccio l’area di Cervinara

Parte la “Caccia al tesoro” del Movimento Caudino No Amianto, un concorso che cerca di sensibilizzare la cittadinanza sul problema legato alla rimozione dell’amianto. L’idea, abbastanza provocatoria, ma originale, nasce dalla Comunità Militante Caudina 451, l’associazione di promozione sociale che sta portando avanti questa battaglia a difesa dell’ambiente. Il Movimento Caudino No Amianto precisa che - “La Caccia al tesoro è aperta a singoli ed associazioni che hanno a cuore la problematica e per ulteriori informazioni vi preghiamo di contattarci tramite il nuovo indirizzo di posta elettronica: noamianto@libero.it. Le foto inviate saranno inserite su www.noamianto.blogspot.com e le migliori pubblicate sul calendario “NO AMIANTO 2008″, che punterà a sensibilizzare tutti i giorni la popolazione sulla tematica ambientale. Mentre, per quanto riguarda i video, allestiremo una serie di proiezioni. Abbiamo intenzione di organizzare delle manifestazioni entro dicembre, sia nelle scuole che nelle strutture pubbliche e al momento chiunque abbia voglia di lottare è pregato di farsi vivo”! Infine, il chiaro messaggio che chiude la nota informativa per diffondere la lotta all’amianto: “Partecipa alla Caccia al tesoro, vinci la salute”. L’iniziativa della Cmc 451 è sostenuta, principalmente dall’Ekoclub International sezione di Cervinara, che si occupa proprio dello screening sul territorio e dall’Azione Cattolica Sant’Adiutore. Tra l’altro, la radicata realtà religiosa e sociale chiede ufficialmente una partecipazione seria e compatta dei vari gruppi territoriali, molto eterogenei, schierati in un unico fronte ambientalista. Ultimamente tra le varie adesioni segnaliamo gli esponenti di Memento Naturae, un’organizzazione tradizionalista laziale che dalle colonne del sito, www.mementonatura.org, si batte per tutte le questioni ambientali. Insomma, grazie alle nuove tecnologie come internet, anche una battaglia territoriale può ricevere contributi da ogni angolo della Penisola, infatti, in precedenza, erano giunti interventi dal Friuli Venezia Giulia, da Latina, dalla Sicilia e dalla Toscana, visto che la piaga dell’amianto unisce l’Italia da Nord a Sud, rendendo molto interessante lo sviluppo di questo movimento sorto in Valle Caudina.

tratto da: www.vallecaudina.net

Fonte: Corriere dell’Irpinia 07/11/2007